header
credits

Amicizia e amore

1/2

Cicerone e Seneca

La monacazione ha posto fine al matrimonio tra Eloisa e Abelardo, ma lei non si rassegna: se non possono più essere marito e moglie, possono però ancora essere amici, nel senso pieno del termine teorizzato da Cicerone e Seneca. Ma Abelardo è di tutt'altra opinione.

L'idea di amicizia che Eloisa fa propria è tratta da Seneca e Cicerone. Seneca aveva definito l'amicizia come "par voluntas", eguale volontà: ciò che unisce i simili nel cammino comune verso la sapienza. L'amicizia è condivisione di ogni cosa, anche e soprattutto nei momenti difficili e nella sventura. L'amicizia trova la sua espressione più valida nella vicinanza epistolare, che dà luogo a una dialettica tra assenza e presenza: l'assenza, la lontananza fisica, permette una presenza più reale perché spirituale. Così anche per Cicerone il carattere fondamentale dell'amicizia è il suo essere amore disinteressato. Essa è "convergenza di cose umane e divine": non nasce dall'indigenza, non ricerca l'utile, non è mai complicità in azioni disonorevoli; trova invece la propria ragion d'essere in se stessa. Amicizia e amore, spiega Cicerone (ed Eloisa con lui), hanno una radice comune: "ab amando".

L’idea ciceroniana di amicizia e amore puro è ripensata da Eloisa alla luce del concetto di responsabilità: l’amore disinteressato coglie la singolarità irripetibile dell’amato, la sua particolarità; chi ama non pretende nulla in cambio, ma chi è amato deve farsi consapevole di aver contratto un debito, da ripagarsi soltanto con la dilezione del cuore. Eloisa, insomma, ha fornito una voce e un vocabolario all’amicitia fra uomo e donna, attraverso il recupero di testimonianze classiche che avevano considerato l’amicizia come valore soltanto maschile.

Eloisa cerca di delineare per sé un ruolo analogo a quello che nella Storia delle mie disgrazie Abelardo aveva riservato all’anonimo amico. Eloisa, in altre parole, chiede di essere considerata il Lucilio di Abelardo, l’amicus, e insieme l’amica – con tutta l’ambiguità che questo termine comporta – piuttosto che la sposa (uxor).

oxford[Nell'immagine, Abelardo in un manoscritto del XIV secolo. Oxford, Bodleian Library. Cliccare per l'immagine full-size
(38 Kb).]

La risposta di Abelardo

Abelardo ritiene invece necessaria una sublimazione della loro amicizia in una relazione pater/filia, mutuata da Gerolamo piuttosto che da Seneca; intende fare di Eloisa la destinataria di epistole di direzione spirituale: una "nuova Eustochio", anziché un nuovo Lucilio. Le Epistole III e V considerano e riconoscono in Eloisa soltanto l’aspetto legato alla sua attuale condizione di monaca. Sembra che Abelardo voglia richiamare l’attenzione di lei sulla sua situazione presente, impedendole così di continuare a focalizzare il discorso sugli eventi del passato.

1/2

   
home sezioni links glossario scrivimi!