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Il
problema etico: "intentio" e "peccatum"
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La risposta di Eloisa
All'etica conflittuale di Abelardo, basata su un dualismo "platonico"
tra mente e corpo, giudizio razionale e pulsioni naturali, Eloisa contrappone
una concezione che individua la vera sede della moralità nell'"animus".
Ma cosa intende Eloisa con questo termine? L'animus non è l'intelletto,
o la razionalità, gli strumenti cioè con i quali Abelardo
crede si possa distinguere il bene dal male; l'animus è piuttosto
"spirito", inteso come sede dei sentimenti
e, appunto, della moralità. Quindi, dal punto di vista di Eloisa,
per peccare non basta acconsentire razionalmente al male, decidere di
peccare: occorre che intervenga una sfera più ampia di esperienze.
[Nell'immagine, un ritratto di Abelardo in abito talare; particolare
da una stampa ottocentesca. Cliccare sull'immagine per la versione full-size
(21 kb).]
La colpa morale (così come emerge dalle celebri pagine dell'Epistolario
in cui Eloisa si accusa di aver provocato la rovina del marito) è
il risultato di un insieme di azioni e sentimenti, atteggiamenti
e stati mentali, e si sviluppa in un contesto relazionale e interpersonale:
un contesto di apertura all'alterità. L'etica
di Eloisa, insomma, mette capo a un dualismo assai meno rigido rispetto
a quello abelardiano: quando pecchiamo, sembra dire la Badessa, pecchiamo
con tutti noi stessi, con la ragione, la volontà e i sentimenti.
Il problema dell'etica "al femminile"
Se applichiamo le nozioni centrali dell'etica di Abelardo al caso particolare
di un soggetto morale femminile, constatiamo che la donna è più
debole, sia fisicamente che moralmente, come
i filosofi e i Padri non hanno mancato di far notare nel corso dei
secoli. Dunque la donna ha più tentazioni contro cui combattere:
più "materia pugnae", per dirla con Abelardo. Deve lottare
di più: ma allora sarà più meritevole di quella "corona
della vittoria" che sembra essere lo scopo ultimo dello sforzo etico.
Ma leggiamo nell'Epistola IV di Eloisa:
Io non voglio la corona della vittoria. Mi basta evitare il pericolo.
È più sicuro chi evita il pericolo che chi dichiara la guerra.
Qualunque sia l'angolo di cielo cui Dio mi vorrà assegnare, io
sarò contenta. Lassù nessuno invidierà gli altri,
perché a ognuno basterà quello che avrà. |
Siamo molto lontani dall'idea "militare" dell'etica di cui
si faceva portatore Abelardo. Per Eloisa lo scopo non è la vittoria
in un'aspra battaglia, ma la tranquillità di un piccolo "angolo
di paradiso".
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