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Introduzione
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Il contesto storico
"Umanesimo"
La vita di Eloisa e Abelardo si svolge in quel periodo che gli storici
chiamano "Rinascita del XII secolo" o anche "Umanesimo
del XII secolo". Fu una fase di grande fermento culturale, in particolar
modo in Francia. Cosa distingue questo "Umanesimo" da quello,
più celebre, del Quattrocento italiano? Anzitutto, quello del 1100
a Parigi è un umanesimo pienamente cristiano:
è stato definito "umanesimo del limite" proprio perché
in esso non si celebra la natura umana perfetta, quella centralità
dell'uomo nel cosmo che sarà invece motivo dominante in Pico della
Mirandola e altri autori quattrocenteschi. Il limite,
pensano Abelardo e i suoi contemporanei, non è una condanna, ma
è piuttosto riconoscimento della finitezza umana, che è
a sua volta delimitazione di una storia di salvezza. "Limite"
significa allora apertura alla trascendenza.
Quello del XII secolo è un umanesimo anzitutto morale:
i pensatori cristiani consultano gli antichi filosofi per istruirsi su
"cosa è l'uomo": si tratta infatti di conoscere quella
Natura che la Grazia può salvare. Un umanesimo senza filologia
– o meglio, con poca filologia – che però, come sosteneva
il grande medievista Etienne Gilson, vale ben più di una filologia
senza umanesimo. Alla riscoperta del mondo interiore e dell'antropologia
si accompagna un concetto ampio di "filosofia", che comprende
le sette Arti liberali ma anche lo
studio della natura. Capita infatti che Ugo di San Vittore, un contemporaneo
di Abelardo, proponga nel suo Didascalicon un settenario delle
"arti meccaniche", da affiancare a quello delle
arti liberali. Dunque si attribuisce un grande valore a ciò che
l'uomo è in grado di costruire con le proprie mani, in antitesi
al dualismo, tipico dei secoli precedenti e di chiara ascendenza platonica,
tra "spirito" e "materia".
I "secoli bui" dell'Alto Medioevo sono definitivamente terminati.
D'altronde sappiamo bene che anche quei cosiddetti "secoli bui"
videro una grande "Rinascita", quella carolingia. Ulteriore
testimonianza dell'insufficienza di ogni categoria storica.
Parigi
Quando, nel 1099, l'anno della Prima Crociata e della
Presa di Gerusalemme, Abelardo giunge a Parigi, si trova a vivere e insegnare
nella capitale intellettuale dell'Occidente cristiano. Sulla riva destra
della Senna, i mercanti gestiscono le loro botteghe in
un clima economico che già da un secolo conosce un grande sviluppo.
Sulla Rive gauche, nel frattempo, sorgono scuole
di logica e teologia.
Sono le basi di quella che, un secolo dopo, sarà l'Università
di Parigi, il maggior centro di cultura del Medioevo latino. Abelardo
respira il clima della crociata: anni dopo, nel Dialogo
tra un filosofo, un giudeo e un cristiano, denuncerà un mondo
drammaticamente diviso, con riflessioni di grande attualità anche
per il lettore moderno. Ma questi sono anche gli anni della riscoperta
di Aristotele, che giungerà a compimento molto tempo dopo la
morte di Abelardo (e in particolare all'epoca di Tommaso d'Aquino, oltre
un secolo dopo); ma già il Maestro Palatino, che pure, a differenza
di Eloisa, non parla il greco, conosce alcune delle opere logiche di Aristotele,
e mostra di comprenderne la portata rivoluzionaria per il pensiero occidentale.
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