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Il monachesimo

 

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Eloisa e la spiritualità monastica

Eloisa fu monaca contro la sua volontà; Abelardo trovò invece nel chiostro quella pace che da lungo tempo cercava. Entrambi si impegnano in una riflessione sul significato della scelta di ritirarsi dal mondo e sul valore della vita monastica.

[Nell'immagine, Abelardo ed Eloisa in un codice miniato trecentesco. Cliccare per l'immagine full-size (18 Kb).]abbraccio

È possibile constatare l’influenza di Eloisa sull'evoluzione del pensiero di Abelardo anche per quanto concerne la spiritualità monastica. Leggendo in successione le lettere che compongono l'Epistolario, dalla Storia delle mie disgrazie sino all'Epistola VIII, vediamo come entrambi gli autori partano da affermazioni tipiche della misoginia classica, e come il pensiero di entrambi subisca però un'evoluzione.

  • Abelardo parte dall'adesione agli stereotipi antifemministi per giungere ad un elogio delle virtù femminili e della grazia speciale concessa da Dio alle donne; parte da un ideale ascetico, perfezionista della vita spirituale per giungere ad un ideale di equilibrio e moderazione.
  • Eloisa parte dalla medesima misoginia tradizionale, per giungere però a una riflessione più ampia, che abbraccia la stessa essenza della condizione umana: l'infirmitas femminile non è altro, in ultima analisi, che un aspetto della debolezza dell’essere umano, viator su questa terra.

Eloisa propone un pensiero coerente e unitario, il cui filo conduttore è la riflessione sull’infirmitas: riflessione che viene progressivamente elevata e generalizzata. Eloisa giunge a riconoscere che i suoi dilemmi morali sono in realtà le stesse inquietudini che affliggono l'intera umanità. L'uomo è fragile e peccatore; il mondo è invecchiato. La norma morale, gli ordinamenti giuridici, le stesse Regole monastiche devono tenere conto di questi limiti strutturali dell’uomo.

Eloisa e san Benedetto

Su questa base Eloisa fonda la sua critica della Regola benedettina. Dimostra dunque di cogliere il senso profondo del messaggio di san Benedetto, che risiede nella moderazione e nella discretio. Discretio significa (per Benedetto e per Eloisa) in primo luogo ragionevolezza: l’adesione al Vangelo nella sua limpidezza e semplicità – e quindi il non voler essere "nulla più che cristiane" (come afferma Eloisa nell'Ep. VI), è anche conforme alla ragione umana. Aderire al Vangelo non significa certo abdicare alla razionalità, ma anzi conformarsi ad essa; seguendo così, al contempo, il precetto stoico (ripreso anche da Abelardo nella sua Regola per il Paracleto) che impone di vivere secondo natura e quindi secondo ragione.

La testimonianza monastica di Eloisa mette capo al rifiuto di un approccio ascetico alla spiritualità, in favore di una visione antieroica della vita claustrale. Qui più che altrove è evidente la sua influenza sul pensiero abelardiano: Eloisa rifiuta la "teologia della perfezione" tipica del giovane Abelardo, conducendo quest'ultimo a modificare la sua opinione anche su questo punto.

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