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"Verba
pro rebus": parole al posto di cose
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La soluzione di Abelardo: il concettualismo
Abelardo chiarisce anzitutto il rapporto tra logica e metafisica, delimitando
gli ambiti e individuando i nessi. La metafisica si occupa
del mondo reale, il mondo delle cose (opera di Dio, "factura Dei"),
mentre la logica concerne solo il mondo delle parole
(che è un mondo pienamente umano, "verba nostra"). La
posizione di Abelardo circa il problema degli universali è senz'altro
più vicina al nominalismo
che al realismo; ma la sua dottrina
è solitamente definita come "concettualismo".
"L'uomo è un animale" e "l'uomo è una pietra"
sono due enunciati grammaticalmente corretti; perché il primo è
logicamente vero e il secondo no? Perché, spiega Abelardo, le cose
si prestano da sé alla predicazione degli universali. C'è
un fondamento dell'universale nelle cose: ed è la situazione
in cui le cose si vengono a trovare.
La nozione centrale di questa dottrina è quella di "status":
l'universale può essere predicato delle cose in virtù dello
stato in cui le cose stesse si trovano. Socrate e Platone sono entrambi
detti uomini perché si incontrano nello "stato" di uomo:
perché ciascuno di loro è un uomo. Non si tratta di ammettere
che essi abbiano in comune qualche "essenza", come vorrebbero
i realisti (fautori di un'interpretazione sostanzialistica degli universali).
"Noi non ricorriamo a nessuna essenza", puntualizza Abelardo;
soltanto, si ammette che certi individui si trovano ad essere ciascuno
nello stesso stato di altri individui.
Da una pluralità di individui di natura simile, il pensiero, attraverso
l'astrazione, estrae un'immagine confusa
e la designa con un nome. L'immagine è "confusa"
perché, mentre di un individuo singolo si può dare una rappresentazione
mentale vivida, precisa e dettagliata, un termine universale dà
luogo giocoforza a una rappresentazione poco precisa e determinata, che
conserva soltanto gli elementi comuni agli individui simili da cui essa
è tratta. In termini più tecnici, bisogna che il concetto
abbia una minore "comprensione" affinché possa godere
di una maggior "estensione" (ovvero affinché possa essere
applicato a un numero più ampio di individui). Per questo motivo
Abelardo sostiene che dell'universale si ha soltanto opinione, e solo
del particolare si ha sapere. 
In questo modo Abelardo pone le premesse per il definitivo superamento
del problema degli universali – nei termini in cui si era posto
ai pensatori del medioevo – operato da Guglielmo di Ockham
due secoli più tardi.
[Nell'immagine, Milena Pribis, Abelard and Heloise, 1976, dipinto.
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